sabato 8 luglio 2017

TI RENDO LODE, PADRE

xiv domenica Tempo ordinario – Anno A 

 In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».



 Il brano di questa settimana si inserisce in un contesto di crisi: il Battista è in prigione e da lì invia i suoi discepoli da Gesù per sapere se è Lui il Messia o no (il dubbio serpeggia anche nella mente di Giovanni). Anche le città intorno al lago di Galilea non riconoscono la potenza dei miracoli operati da Gesù e da lui vengono rimproverate: “guai a te Corazin, guai a te Betsaida e Cafarnao”. Traspare tutta la delusione e lo scoraggiamento del giovane Rabbì Gesù, una piccola notte dello spirito. Gesù ha improvvisamente come un sussulto di stupore, gli si apre davanti uno squarcio inatteso, un capovolgimento: Padre, ho capito e ti rendo lode.
    Questo episodio mi ha fatto venire in mente un’altra notte e un altro uomo. La notte di San Damiano quando Francesco d’Assisi sembra essere sopraffatto dal dolore fisico e spirituale, ma al mattino la luce della Grazia gli farà intonare un altro cantico: “Altissimo, bon Signore, tue son le laudi la gloria e l’onore…” il Cantico delle creature. “Ha rovesciato i potenti, ha innalzato gli umili”, i piccoli, Dio capovolge la logica del mondo, la verità viene rivelata solo ai semplici e agli umili: Maria, Francesco… Occorre vedere il mondo alla maniera di Dio, la sapienza dei dotti non serve, occorre la sapienza del cuore. Inizia un nuovo discepolato, quello del cuore, perché Dio non è un concetto, ma il cuore dolce e forte della vita che si incarna ogni giorno. (Letture: Zaccaria 9,9-10; Salmo 144; Romani 8,9.11-13; Matteo 11,25-30)

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